India: i templi e la valle del Gange (parte seconda)

Abbiamo descritto l’itinerario completo e la prima parte del nostro viaggio in India che ci ha portato fino ad Agra in questo articolo:

https://simonesabatelli.wordpress.com/2017/03/07/india-rajasthan-parte-prima/

Inizia ora la seconda parte del nostro tour: ad Agra prendiamo il treno per dirigerci a Jhansj, da cui raggiungeremo Orchha. Il paesaggio è molto diverso, non più secco e aspro come il Rajasthan, non più nebbioso come Delhi e Agra, ma lussureggiante e avvolto da una foresta di teak. Visitiamo il Jahangir Mahal, risalente al 17° secolo. Si trova su una collina e domina la foresta circostante, da cui affiorano le cupole dei vari templi, il paesaggio è bellissimo. Gli interni sono generalmente più semplici rispetto ad altri palazzi che abbiamo visitato, ma alcuni soffitti sono decorati da ricchissime pitture.

Dopo Orchha ci siamo diretti a Khajuraho, famosa per i suoi templi induisti e giainisti. Eretti tra il 950 ed il 1050 circa, sono un esempio dell’architettura dell’India settentrionale. In origine c’erano 80 templi e la città era circondata da mura, ma sono giunti fino a noi solo 22 templi, che sorprendentemente non hanno subito saccheggi. I templi sono divisi in due gruppi, la parte ovest, la più vasta, e la parte est. Essendo da lungo tempo patrimonio dell’UNESCO, il sito è molto ben tenuto e si passeggia in un bel giardino con il prato quasi all’inglese. I templi sono ricchissimi di bassorilievi, una vera gioia per gli occhi. I bassorilievi sono molto famosi perché, mentre la maggior parte di essi mostra scene della vita di tutti giorni, una parte mostra scene erotiche che hanno dato origine alla tradizione del Kamasutra. Il motivo non è chiaro, probabilmente all’epoca della costruzione veniva seguita la tradizione tantrica, secondo la quale la soddisfazione dei desideri terreni è un passo verso il nirvana.

Avevamo una mattinata di tempo libero e ci è stato proposto di partecipare a un safari nella Panna Tiger Reserve, il cui ingresso si trova a poco più di mezz’ora di auto da Khajuraho. Siamo partiti la mattina molto presto prima dell’alba, con un fuoristrada scoperto. Sicuramente una cosa da ricordare è il freddo a quell’ora presto. Alle prima luci ci siamo inoltrati nel parco, prima in una foresta di alberi di teak, poi nella savana, poi lungo il corso di un fiume. Le speranze di avvistare la tigre erano in realtà basse e non la abbiamo vista, ma in compenso abbiamo avvistato molti altri animali: varie specie di cervi e antilopi, scimmie, coccodrilli, uccelli vari, pavoni, pappagalli. Devo dire quindi che il safari è stata davvero una bella esperienza.

Ritornando al nostro hotel abbiamo avuto anche l’occasione di passare in diversi villaggi nelle campagne indiane fuori dalla riserva naturalistica e di osservare la vita nei campi, semplice ma dignitosa.

L’ultima tappa del nostro tour è probabilmente la città più significativa dell’India, la più spirituale: Varanasi. Questa sorge lungo il fiume Gange, lungo cui sono stati edificati i ghat, le scalinate che scendono nel fiume e permettono ai pellegrini induisti di fare il bagno rituale e di purificarsi. Ogni sovrano e signore dell’India voleva avere il suo ghat, per cui in cima alla scalinata vi hanno edificato i loro palazzi che facevano anche da ricovero per i propri sudditi. Varanasi è sacra per gli induisti, e i ghat vengono usati anche per le cremazioni. È una sensazione molto forte ritrovarsi davanti a diverse pire funebri che bruciano all’aperto lungo il fiume, il corpo avvolto in un lenzuolo arancione sopra una catasta di legna. Dietro pile di legna pronte a bruciare, per fare cremazioni a ciclo continuo tutto il giorno. Secondo la religione induista, che crede nella reincarnazione, morire a Varanasi permette di liberarsi della materialità nella rinascita successiva. Se questo non e’ possibile, si cerca di fare almeno la cerimonia funebre a Varanasi e disperdere le proprie ceneri nel fiume per elevarsi nel ciclo delle reincarnazioni verso una forma più pura. Passeggiare lungo i ghat vuol dire incontrare ogni sorta di persone, dai santoni induisti, qui numerosi (alcuni magari in cerca solo di qualche spicciolo, altri quasi in trance durante le loro preghiere) a occidentali un po’ sbandati che qui cercavano la loro strada o la loro nuova vita e ora vivono per strada. Numerosi gli studenti universitari anche occidentali, visto la presenza di una grossa università internazionale, oltre alla Benares Hindu University, famosa per il suo campus immerso nel verde e tenuto benissimo (non sembra nemmeno di essere in India dentro il campus).

Ma Varanasi è sacra anche per i buddisti: infatti la località di Sarnath, nella parte nord della città, è famosa per essere il luogo della prima predicazione di Budda. Ora vi sorgono numerosi templi buddisti ed è meta di pellegrinaggio. La cosa particolare è che ogni paese buddista ha costruito un templio nel suo stile locale, quindi possiamo distinguere il tempio tibetano da quello giapponese da quello laotiano ecc.

Una delle cose più suggestive di Varanasi è assistere alla cerimonia del Ganga Aarti al tramonto sul Gange. Il Ganga Aarti è un rituale induista dedicato alla Dea Madre Ganga, il più sacro tra i fiumi indiani, un rito devozionale che utilizza il fuoco come offerta (aarti, in sanscrito, significa rimozione del buio). Centinaia di persone si radunano al Dasaswamedh Ghat, nei pressi del Tempio Kashi Vishwanath. La cerimonia viene eseguita su dei piccoli palchi, di fronte al fiume, da un gruppo di giovani pandit (è un titolo onorifico col quale si indica uno studioso della religione, della musica, della filosofia o della lingua sanscrita), avvolti in vesti color lilla con i piatti per la puja (le offerte) sparsi davanti a loro. La cerimonia è altamente coreografica, i pandit sono 12 e si muovono in perfetta sincronia. Prima scendono verso il fiume per una prima offerta, poi iniziano ad agitare in aria bastoncini di incenso, infine grandi lampade fiammeggianti, il tutto accompagnato da canti e dal suono di molte campanelle.

Molto suggestivo è fare un’escursione in barca sul Gange la mattina all’alba, con il silenzio di una barca a remi. È l’occasione migliore per osservare i primi pellegrini che iniziano a fare il bagno nel fiume, le lavandaie che lavano i panni, gli operai che preparano le cataste di legna per le cremazioni del giorno e gettano nel fiume le ceneri del giorno precedente, il tutto avvolto nella luce dorata dell’alba.

L’ultima parte del nostro viaggio in India nel prossimo articolo del blog.

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  1. India: isole Andamane (parte terza) | simonesabatelli

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